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Il ritorno del Re

Ma quanto ci sei mancato?

È stata una strana attesa, un lento avvicinarsi incredulo. In questi ultimi giorni poi, persino l’emozione si è intimidita, è rimasta accucciata in un angolo come se temesse di lasciarsi sedurre da un miraggio per poi risvegliarsi di colpo disperata e assetata. E in effetti a pensarci fa strano: oggi, non prima delle 16:00 ora italiana, va in campo Roger Federer. Roger Federer, Roger Roger Roger. Lo ripeto più volte per convincermi che sia vero e invece il nome mi si sfoglia fra le labbra per trasformarsi in qualcosa di astratto, mistico, etereo. Ed è giusto così, ora più che mai. Ok, noi romantici rogeriani siamo un po’ stucchevoli nel nostro tentativo vano di trovare le parole per poi ricadere su aggettivi come divino, meraviglioso e via dicendo. È come descrivere l’amore: una missione che fa impallidire la penna e intimorire l’inchiostro. 

Era già successo in passato: lunghe finestre come la seconda metà del 2016 o le due stagioni rosse successive ci hanno mostrato in controluce il tennis senza di lui. Ma questa volta è stata davvero lunga. Forse era passato perfino il tempo necessario all’elaborazione di un lutto inevitabile. Sì perché lo sappiamo che il dolore strappacuore prima o poi passa, o almeno diviene accettabile come un compagno di viaggio silenzioso (sì, persino quell’8-7 40/15, sempre seduto accanto a me). 

Poi l’emozione non può più auto-occultarsi, perché ormai è chiaro che sarà così davvero, tra poche ore Roger tornerà in campo, non è uno scherzo. E allora ti appunti l’orario not before 16:00 e cerchi di stiracchiare le giornata in modo da liberarti. Nell’attesa ti scappa qualche sorriso fuori posto, ben protetto dalla mascherina. L’organizzazione è perfetta, persino moglie e figli ti spalleggiano e sei davanti allo schermo per il riscaldamento. Il Qatar non è mai stato così vicino. Rivedi espressioni e movenze che conoscevi a memoria, per un momento fai fatica a ricacciare indietro le lacrime. 

Poi comincia il ballo. Il servizio è sempre lui, il primo game si chiude con un ace delizioso, che non sa di potenza ma di pura precisione. Fioccano le combinazioni rapide, quasi sentenze, mentre in risposta è più difficile trovare il ritmo: Evans serve bene, soffre un po’ le variazioni di rovescio di Roger, mentre con il dritto l’elvetico spreca qualche buona occasione. Si segue il fiume fino al 4-4. La prima palla break è per Evans che risale da 30/0 e si porta avanti grazie anche a un rovescio di gran classe. Roger consuma la sua prima battaglia (persa) contro il falco sulla prima di servizio, ma annulla lo stesso, poi azzanna il 5-4. Ora servono entrambi come treni e il tiebreak è la conclusione giusta e inevitabile. 

Il tiebreak è: serve Roger che si toglie la risposta dai piedi poi Evans la butta in rete, rovescio lungo di Evans, ace Evans 2-1, Roger a rete trafitto dal passante, idem come sopra, prima vincente di Evans: 2-4 e si gira; risposta cinebrivido di rovescio incrociato, servizio e dritto, ace Roger, Roger passato a rete, servizio al corpo e smash: set point Evans 5-6. 6-6 con il dritto, servizio vincente e set point Roger, ace di seconda Evans 7-7, drittone sulla riga Roger 8-7, orribile schiaffo al volo sul serve and volley 8-8 e Roger che ride di sé poi con lo smash si prende il terzo set point: passantone incrociato di rovescio per chiudere 10-8. 

Bene: l’attitudine alla sofferenza non l’abbiamo persa. Non ci siamo ancora ripresi che Evans scappa 40/0. A questo punto Roger libera il braccio, apre la valigia dei trucchi e si procura la prima palla break del match. Evans annulla con coraggio e si guadagna il game, immediatamente raggiunto da un Roger in versione zucchero filato che però dura poco e si fa brekkare inopinato per il 3-1. Evans veleggia fino al 5-2 nonostante una palla break e un altro game ai vantaggi. Federer è stanco ma con l’aiuto del servizio accorcia 5-3, lasciando a Evans l’incombenza di prendersi il set: Daniel non si fa problemi, vince a zero e si va al terzo. 

La mano c’è ancora; si prosegue dritti al 3-3, quando Roger s’inguaia 0/30, poi impatta dopo un’avventura a rete, concede palla break, salva con l’ace, sbaglia un altro rovescio e annulla ancora con una palla corta dolcissima: 4-3, poi 5-4. Qui Roger mette un rovescio splendido sulla riga e raggiunge lo 0/30 con l’aiuto del nastro. Evans non trema e infila tre punti di fila ma Roger lo sbatte fuori dal campo e agguanta i vantaggi. La volée sbagliata di Evans vale il match point, annullato con un serve and volley da lustrarsi gli occhi. Poi arriva l’ace ma Roger non molla l’osso e viene a rete a impattare di nuovo. Daniel si merita il 5-5, ma lo svizzero gli ributta adosso la pressione molto in fretta: 6-5. Evans parte con un doppio fallo, poi mette in rete un dritto per il 15/30. Un altro rovescio si affossa e regala due matchpoint consecutivi. È un rovescio lungolinea autoritario a mettere la parola fine: il re è tornato! 

Se dovessimo trarre conclusioni lapidarie potremmo dire bene il servizio, il rovescio e la voglia, meno bene il dritto, certe scelte un po’ troppo garibaldine nelle discese a rete e forse anche la rapidità negli spostamenti. Ma è proprio necessario parlarne? No, oggi vale solo il cuore. Il suo e il nostro, una cosa sola.  

Poteva tranquillamente ritirarsi, invece è qui. È qui perché può ancora dare tanto, può ancora vincere. È qui, è a Wimbledon è a Tokio, è ovunque ci sia tennis. Non so prevedere dove condurrà né quanto durerà questa nuova stagione, ma grazie Roger, una volta di più. 

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