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Wimbledon, sarà un FEDAL XL

Domani saremo di nuovo tutti spettatori del 40° atto di un’opera che si ripropone da oltre 15 anni. Da quel lontano marzo del 2004, il copione di questa epica sceneggiatura appare ogni volta nuovo e diverso, con i due magistrali interpreti abili ad improvvisare emozionanti trame e sempre pronti a farci gioire o a straziarci con un finale a sorpresa.


11 anni. Tanto è passato da quell’ultima volta sui prati del Tempio di Church Road.

In quella indimenticata finale del 2008 fu Rafa a spuntarla, dopo 4 ore e 48 minuti di una battaglia conclusasi al buio del quinto set con il punteggio di 6–4 6–4 6–7 6–7 9–7, alzando così al cielo la coppa dorata per la prima volta e negando al Re di trionfare a Wimbledon per la sesta edizione consecutiva.

È inutile girarci intorno, 11 anni dopo, è giunto finalmente il momento di prendersi la rivincita.

Quell’immagine ce l’abbiamo scolpita nella testa da troppo tempo: il Centre Court illuminato soltanto dai flash dei fotografi che immortalano la prima vittoria sul verde del maiorchino, mentre di fianco a lui Roger tiene in mano il piatto del finalista.

Domani bisognerà avere negli occhi quella scena dal primo punto fino all’ultimo. Bisogna assolutamente ricucire quello strappo.

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Wimbledon 2008 (Credit: AELTC)

Tante cose sono cambiate da allora. 11 anni sono molti, specialmente per Roger che nel frattempo è arrivato quasi a spegnere 38 candeline. Negli ultimi 6 match siamo 5-1 per Roger, con Nadal vincitore solo dell’ultimo atto nella bufera di Parigi. Il bilancio complessivo di tutti i loro scontri però, come noto, pende a favore di Nadal con 24 successi contro i 15 del Re. 

Ma qui stiamo parlando di Wimbledon, del giardino del Maestro!

Purtroppo però quest’anno l’erba londinese è, a detta di tutti (tranne che di Rafa… strano?), la più lenta di sempre. Si legge che sia stata tagliata per farla crescere a X nella direzione opposta a quella verso cui viaggia la pallina, in modo da attutirne la velocità. Raonic pare che abbia addirittura chiesto di misurarne l’altezza. Ad ogni modo qualcosa di diverso c’è e lo testimonia chiaramente il fatto che tutti i big server siano usciti presto, mentre i ribattitori come Pella e Bautista abbiano raggiunto risultati impensabili fino a due settimane fa. Forse sarà il caldo, ma i campi spelacchiati di Londra appaiono perfetti per questo Nadal, che gioca esattamente come se fosse sul rosso del Philippe Chatrier a Parigi.

Dopo quello che abbiamo visto fino ad oggi, il maiorchino sembra partire addirittura leggermente favorito, nonostante le solite dichiarazioni di circostanza. “Ritrovare Roger a Wimbledon dopo 11 anni significa tanto per me, ma credo sia lo stesso anche per lui. So bene che avrò di fronte il miglior giocatore sull’erba di sempre e, dunque, devo dare il massimo per vincere”, ha detto.

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Il gioco di volo di Federer (Credit: AELTC)

Rafa sta giocando davvero bene e sembra in ottima condizione fisica. Roger, a mio parere, non potrà essere quello visto contro Nishikori, ma dovrà partire iper-concentrato fin dal primo 15, senza concedersi nemmeno una piccola distrazione. Le chiavi dei match con Nadal sono sempre le stesse, ma spesso sono difficili da mettere in pratica: essere costanti con la prima di servizio, aggressivi, giocare in anticipo e cercare di verticalizzare il gioco chiudendo a rete. Ovviamente non sarà facile come scriverlo, ma Roger ci ha dimostrato più volte di essere in grado di farlo.

Il Re dovrà essere ispirato e tirare fuori dal cilindro un po’ di magie. Rafa martellerà come sempre alto sul rovescio e Roger dovrà trovare il modo di uscire da quella diagonale o con lo slice o anticipando molto il colpo, cosa che sull’erba non è facile come sul cemento. Dovrà comunque essere il primo ad attaccare per non farsi risucchiare nel vortice degli scambi da fondo. Sarà davvero una partita difficile, non possiamo negarlo. Ma varrà la pena soffrire.

Come ha detto lo stesso Roger: “Credo che nessuno si sarebbe aspettato di trovarci ancora qui, solidi e dominanti per così tanti anni. Ma siamo ancora qui”.

È vero. Se ce lo avessero chiesto qualche anno fa, non ci avremmo sperato nemmeno noi di vederti ancora giocare a questo livello nelle semifinali degli slam.

Invece sei ancora qui. E, grazie a te, anche anche noi siamo ancora qui, Roger.

C’mon KING!

 

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