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Federer: “Giocare a tennis è la cosa che più mi piace fare al mondo”

A poche ore dal ritorno del Re sulla terra rossa del Masters 1000 di Madrid, Gaia Piccardi ha pubblicato sul Corriere una splendida intervista in cui Federer parla del suo rientro, della sua passione per il tennis e della sua vita dopo il ritiro.


Roger Federer. Basta solo fare il suo nome per radunare folle in ogni parte del globo terracqueo. E se, come nel caso del Mutua Madrid Open, l’attesa del suo ritorno è lunga quasi 3 anni (tanto è mancato il Re dalla superficie rossa dei campi spagnoli), allora è facile immaginare ad un tutto esaurito per ogni sua apparizione pubblica.

Ma la domanda che tutti si pongono, compresa Gaia Piccardi (autrice dell’intervista) è: ma chi glielo fa fare a uno come Federer, dopo aver vinto tutto l’immaginabile, di continuare a sudare rincorrendo palline scagliate da giovani di vent’anni in meno?

Facile. – Risponde Roger, come se fosse la cosa più ovvia del mondo. La passione per il tennis, immutata, e la convinzione di poter ancora migliorare. Dettagli, ovvio. Particolari qua e là. Il mio, sostanzialmente, è un lavoro di mantenimento ad alto livello: c’è ben poco, a questo punto, da inventarsi. Ma progressi, minimi, ci sono. E mi piace lavorarci sopra. È una sfida con me stesso. Come tornare a giocare sulla terra dopo tre anni: le scivolate, gli scambi da fondo, la palla più arrotata… Questo tipo di tennis mi mancava. Che funzioni ancora in partita è tutto da verificare!“.

Eh sì, perchè per Federer il tennis non è un lavoro, ma un divertimento e una passione:

“Da quando ho 6 anni giocare a tennis è la cosa che più mi piace fare al mondo. Ho una moglie fantastica, un team che mi supporta, vinco ancora qualche match dentro stadi pieni di tifo e passione. Non le basta?”

Certo che ci basta. Cosa volere di più in effetti?

Dovunque vada, c’è una folla in delirio ad aspettarlo. “Mi piace paragonarmi a un musicista in tournée. Vado dove il pubblico mi vuole. E, a differenza dei calciatori, ricevo solo applausi: è difficile sentire fischiare un tennista. Per non parlare dei buuu razzisti, che da noi non esistono. C’è un’etichetta che sopravvive, per fortuna. Sono fortunato: a queste condizioni è più facile creare empatia con la gente. E quando sono arrabbiato o demoralizzato ho la mia faccia da poker, rodata negli anni, da indossare in campo“, ha continuato il Maestro.

La faccia da poker di Federer forse l’abbiamo vista anche in quel gennaio 2017. Quando il Re era sotto di un break al quinto set di una finale indimenticabile. “Quello è stato il mio capolavoro. Perché ha tutti gli ingredienti di un evento irripetibile: io che torno dopo un lungo infortunio senza sapere cosa aspettarmi, una densità di colpi vincenti nel quinto set di cui mi stupisco ancora oggi, Nadal dall’altra parte della rete. È surreale pensare di aver vinto quel torneo”.

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Ovviamente la discussione ha toccato anche il tema del ritiro, ancora per fortuna non presente nei piani del Re. L’importante è che succeda non forzatamente.

Come sarà il giorno del mio ritiro? Imperfetto. Chi l’ha detto che dovrò ritirarmi il giorno in cui vinco un altro Slam, ammesso che accada? Chi ha detto che dovrà essere un finale da favola? In realtà, potrebbe succedere in molti modi. In vacanza, e non torno più. A un torneo qualsiasi, annunciandolo a sorpresa. Purché sia alle mie condizioni, cioè non dettato da un infortunio, andrà bene. Se avessi inseguito la fiaba, avrei già smesso. Ma sull’argomento sono molto rilassato, le assicuro. Chiudere la carriera non sarà un dramma”. 

“Più che un gran tennista, ammetto che mi piacerebbe essere ricordato come un bravo tipo, uno che nel suo sport ha dato tutto, a prescindere dai tornei che ha vinto”.

Ma come sarà Roger fra 10 anni? “Padre di due ragazze ventenni e di due maschi quindicenni, che mi daranno molto da fare. In missione per la mia Fondazione: con mamma, che la dirige, abbiamo molti progetti in mente. E coinvolto ancora nel tennis, magari come mentore di giovani talenti“.

Il ritiro non sarà un dramma per lui, ma forse per milioni di fan sparsi nel mondo sì…

 


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