Australian Open Editoriali Grand Slam

Questo non è un passaggio di testimone

“A veder giocare Federer si va con l’emozione del balletto alla Scala, della cena tre stelle Michelin, dell’anticamera della Cappella Sistina.”


Era un po’ di tempo che non scrivevo qualcosa, ma voglio farlo ora. Proprio oggi che si parla tanto di passaggio di consegne, di nuove generazioni che arrivano, e di similitudini di quest’ultima partita con l’indimenticabile match di Wimbledon 2001.

Ecco, di similitudini non ce ne sono.

Chi si ricorda il livello di gioco espresso in quell’epico scontro, converrà che sono davvero poche le somiglianze con questo ottavo di finale di Melbourne. Forse solo la giovane età dello sfidante (20 anni in entrambi i casi) ed il suo livello nel ranking (15).

Come ha detto anche il Re in un’intervista dopo il match, sono più di dieci anni che si sente parlare di ricambio generazionale. Tsitsipas sta facendo un ottimo lavoro, siamo tutti d’accordo, ma da qui a decretarlo il suo erede di acqua sotto i ponti ne deve ancora passare. Non basta giocare il rovescio ad una mano.

Il greco ha giocato il suo miglior match, mentre quello di Roger è stato costellato di errori gratuiti: 55 totali, di cui 33 solo con il dritto, il suo colpo migliore. Ha avuto 12 palle break non sfruttate, 4 set point non convertiti nel secondo set che lo avrebbero portato sul 2-0. E nonostante tutto, ha ceduto il servizio solo una volta e ha perso dopo 3 ore e mezzo di battaglia. Con un pizzico di buona sorte in più forse l’avrebbe comunque portata a casa.

Ma con i se e con i ma non si fa la storia.

Ad ogni modo, dopo aver letto vari “de profundis” sulla lunga carriera del Mastro, ho invece trovato un articolo che ne descrive l’essenza alla perfezione. Il pezzo in questione è quello firmato da Gaia Piccardi pubblicato sul Corriere, di cui voglio riportare il testo integrale.

 

Il tramonto di Federer. Ha fatto tutto prima e meglio: senza la luce di Roger sarà un tennis più povero

Regala emozioni, come un balletto alla Scala. Dovremo abituarci allo strapotere atletico di Djokovic, alle bordate di Zverev, alla vodka di Khachanov. Mentre Nadal…

Un mondo senza Roger Federer, cioè senza lampi di luce, non è necessariamente un mondo di tenebre, però è più buio. Strizzando gli occhi per vedere, ci abitueremo allo strapotere atletico di Novak Djokovic, alle bordate di Sasha Zverev, alla vodka servita ghiacciata da Karen Khachanov, al muscolo di Borna Coric, al ciuffo biondo sugli occhi di Denis Shapovalov e al bel rovescio monomano di Stefanos Tsitsipas, gli allievi che hanno lavorato ai fianchi fino allo sfinimento il maestro e che, insieme all’ufficio dell’anagrafe, ne hanno decretato la fine. Rafa Nadal non è nel gruppo perché il niño non sopravviverà a lungo al ritiro di Federer. Sono gemelli siamesi dotati di vita propria (un mistero per la scienza): se togli alla formula dell’acqua l’atomo di idrogeno, H2O non ha più alcun senso.

Sarà un tennis più povero, senza Roger. La volée bassa di dritto la gioca anche Tsitsipas, l’ace al centro lo produce pure la ferriera di Zverev, il passante coperto di rovescio (una creazione dell’ultimo periodo) è una delle specialità di casa Shapovalov. Il problema è che Federer — come se il suo campionario si esaurisse qui — ha fatto tutto prima, e meglio. Il SABR (sneak attack by Roger), cioè l’attacco in avanzamento veloce, di solito sulla seconda palla dell’avversario, con chiusura del punto a rete, l’ha inventato lui. Venti titoli Slam, fin qui, non li ha vinti nessuno. E anche se Djokovic o Nadal ci arrivassero — è possibile —, taglierebbero il traguardo secondi (se il Djoker, il più giovane degli Immortali, ne conquista più di venti, ne riparliamo).

Al di là dei numeri e dei fatti, però, c’è una parte di eredità di Roger Federer che nessuno può raccogliere. Anche al netto della retorica e di una certa letteratura agiografica, al di fuori dello svizzero non esiste nella storia alcun tennista che sia stato, allo stesso tempo, estetica e critica della ragion pura (certi colpi sfuggono alla logica), tesi e antitesi, idolo pagano ed esperienza. A veder giocare Federer si va con l’emozione del balletto alla Scala, della cena tre stelle Michelin, dell’anticamera della Cappella Sistina. Né un teatro né un ristorante né un museo qualsiasi. Al peso specifico della leggenda contribuisce l’età (38 anni l’8 agosto): la longevità è un aspetto che oggi dà a Federer la fascinazione della reliquia trasportata in giro con i guanti di velluto per non sgualcirla.

Sarà fondamentale non guastare l’addio vero e definitivo alla fine di questo lungo addio iniziato a Melbourne e diretto sul veloce dei tornei americani di primavera (Miami, Indian Wells). Ma tanto, ormai, nella dimensione ultraterrena in cui abita, ogni starnuto è capolavoro.

Ecco perché il tennis, dal giorno in cui Roger Federer avrà depositato il suo ultimo quindici su un campo da tennis, non sarà più lo stesso.

 

Un commento su “Questo non è un passaggio di testimone

  1. Pingback: 100 DI QUESTI ROGER: “L’anno prossimo torno a difendere il titolo” – RF Tennis Blog

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