“I miei migliori 20 minuti”

Un incredibile racconto.

Questo articolo di Kurt Streeter, apparso nel numero di giugno del Magazine ESPN World Fame Issue, ripercorre gli ultimi minuti della epica finale di Melbourne 2017. Grazie ad un sapiente mix tra intervista e narrazione, ci siamo trovati catapultati di nuovo nel mezzo delle emozioni di quella indimenticabile domenica. Per questo, non potevamo non tradurne una parte e condividerla con tutti gli appassionati come noi.

Buona lettura.


“Ah, m**da, sta succedendo di nuovo.”

Roger Federer ricorda il momento, la parola, con dolorosa chiarezza. “Di nuovo.”

Era sotto 3-1 nel quinto set della finale 2017 degli Australian Open, stava perdendo da Nadal, la criptonite della sua carriera. Rafa, che dal 2008 era avanti 6-0 contro Federer negli scontri Slam, lo martellava di dritto. Federer sentiva le gambe diventare pesanti. Sempre di più. E iniziò a parlare a se stesso. “Mi ricordo di aver detto, ‘Devi provare a brekkare ora, amico, perché dopo lui continuerà a comandare e con un break di vantaggio sarebbe necessaria troppa fortuna per provare a far girare l’incontro.’”

Roger Federer ha fatto sembrare il tennis uno sport facile più di ogni altro giocatore nell’era moderna. Federer, l’elegante. Federer, il perfetto. Federer, il tennista ideale. È ciò che lo rende così inebriante da guardare. È ciò che ispira una comunità viaggiante di fedeli discepoli agli eventi ATP. Ma quello che da fuori sembra facile è in realtà accompagnato da una colonna sonora, un monologo interiore, e in quel monologo, il più grande giocatore di tennis della storia a volte dovrà soffrire, pieno di dubbi e pressioni e frustrazioni, lottando con la storia e con l’ambizione, con la paura di quello che sta per succedere.

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“Oh, m**da, mi ha fregato sulla linea del traguardo,” Federer si disse.

Si sforzò di calmarsi. Continuava a parlare, cercando di rimanere positivo: “Mi dissi, ‘Non ho sbagliato quasi niente. Ho giocato concentrato. Col rovescio ho giocato meglio che mai contro Rafa. Ho colpito un sacco di vincenti da quel lato.’”

Si stava resettando, cercando di focalizzare se stesso nel mezzo di una caduta libera. E da qualche parte durante la conversazione tra Federer e Federer, trovò la calma che stava cercando. Quella in cui si trovava era un’improbabile finale, era rientrato da un infortunio al ginocchio all’età di 35 anni, la folla strepitante era dalla sua parte. Si nutrì della loro energia. Se ne ricorda ora come un misto di Zen e di eccitazione. “Una mentalità diversa,” dice. Invece di tremare, si rinvigorì. Invece di replicare un vecchio schema, trovò qualcosa di nuovo. “Sono stati i migliori 20 minuti su un campo da tennis, probabilmente, di tutta la mia vita,” dice. “Sono entrato nel pieno della concentrazione e…” con la mano mima il decollo di un jet. Un jet che sale sempre di più, fino a volare via.

Federer è seduto ad un lungo tavolo lucido, in una sala privata del Four Season nel centro di Seattle. È abbronzato e in completo Nike nero. Si raddrizza sulla sedia, sbobinando quel momento a Melbourne, eccitato dal ricordo. “Quello che mi dicevo era ‘Gioca libero. Non sentirti dentro una camicia di forza. Sentiti come se non avessi niente da perdere, forse per una delle prime volte.’”

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Con Federer che serviva per il match, Nadal sferrò l’ultimo attacco, guadagnandosi due palle break e minacciando di riprendersi l’inerzia della partita. Federer continuò a parlare con se stesso, esortandosi a non mollare: “Continua a non pensare troppo ai se e ai ma… alla pressione, al momento. So che sarebbe una cosa enorme, lo sappiamo tutti, ma prova a scrollartela di dosso. Non ti irrigidire. Combatti, ma non esagerare e non desiderarlo troppo.”

Roger guarda fuori dalla finestra dell’hotel verso Puget Sound. Il cielo è limpido e azzurro. “Proprio come in Svizzera,” dice. Montagne innevate sorgono sullo sfondo. Il panorama è sfregiato da una sgradevole grigia centrale elettrica. Il suo sguardo la oltrepassa fino ad arrivare all’acqua e alle bianche vette.

“E poi mi sono lasciato andare”.

 


Tratto da: “Once More With Feeling”, di Kurt Streeter, ESPN.com

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Un pensiero riguardo ““I miei migliori 20 minuti”

  1. In effetti in quei 20/30 minuti Federer non ha sbagliato quasi nulla. Praticamente solo vincenti, di diritto e di rovescio. Ho rivisto decine di volte quel quinto set, Nadal c’è la mise tutta ma non poté opporsi a tanta perfezione e al destino. Una delle migliori partite della storia del tennis, al pari di Wimbledon 1980 e Wimbledon 2008 ma con Roger dalla parte giusta. Quella del vincitore.

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