Roger, mito senza tempo: ora ci vediamo sull’erba?

Non so… avrei voluto subito scrivere qualcosa per raccontare quello che è successo domenica sera. Ma non sono riuscito. Troppe parole erano già state spese, litri di inchiostro consumati per cercare di descrivere qualcosa che forse non lo è.


Con la vittoria nella finale di Miami, milioni di spettatori hanno assistito all’ennesima rappresentazione d’immortalità di colui che è, ormai senza ombra di dubbio, il più forte giocatore di tennis della storia. Riuscire a fare quello che ha fatto Federer nei primi tre mesi di quest’anno va oltre ogni più fantascientifica immaginazione. Ma quello che più impressiona non è solo il risultato, ma il modo, le motivazioni e la passione con cui lo svizzero è riuscito a tornare ai vertici dopo quello che era successo lo scorso anno.

Sappiamo tutti benissimo chi sia Roger e cosa abbia conquistato durante la sua carriera.

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Roger alza il trofeo di Miami, dopo aver sconfitto Nadal in finale. (Getty)

Entrato tra i professionisti nel luglio del 1998, il Re sta calcando i migliori campi da tennis di tutto il mondo da circa 19 anni, ha conquistato 91 trofei ATP totali (18 Grand Slam, 6 ATP Finals, 26 ATP Masters 1000, 17 ATP 500 e 24 ATP 250) e raggiunto le 1099 vittorie in singolare. È primatista per numero di settimane in vetta al ranking ATP (302), detiene innumerevoli record irraggiungibili tra cui quello di titoli outdoor (69), sul cemento (63) e su erba (15). È riconosciuto ormai unanimemente come il GOAT, ha due coppie di gemelli, un seguito di milioni di fan che lo reputano quasi una divinità, un patrimonio di oltre 100 milioni di dollari in soli premi partita, è uno degli sportivi più pagati del mondo (nonché il 5° fra tutti gli sportivi) ed è stato nominato da GQ uomo più elegante del 2016.

Trovatosi fuori dai campi di gioco per oltre 6 mesi, avrebbe potuto tranquillamente decidere di ritirarsi a vita privata e godersi tutto quello che si è guadagnato. Ma non lo ha fatto. Roger ha pensato che avrebbe potuto ancora migliorare.

Insieme al suo team ha deciso che una lunga pausa sarebbe stata necessaria per tornare ancora più forte di prima, ringiovanito nel fisico e nella mente, con un gioco ancora più aggressivo e con un rovescio killer nel suo arsenale. E allora si è rimesso sotto, allenandosi con la voglia di un aspirante tennista che fatica sui campetti del suo club, sognando un giorno di diventare numero uno del mondo.

“Quando nella vita fai qualcosa veramente bene, non vorresti mai smettere. Per me quella cosa è il tennis.”

Quello che è successo in Australia è stato incredibile. Ma lo è stata ancora di più la continuità messa in mostra ad Indian Wells e a Miami. Dopo un cammino così faticoso come quello di Melbourne, in molti pensavano che Roger sarebbe potuto calare.

Ma così non è stato.

“Senza togliere niente a nessuno: penso che nessun altro sarebbe stato in grado di fare quello che ha fatto Federer. È fenomenale il modo in cui Roger sia entrato in palla. Come la maggior parte dei grandi tennisti, lui ha una fiducia di base dentro di sé e sa come utilizzare l’energia positiva. Dopo l’Open d’Australia si è preso un periodo di pausa perché a livello mentale è stata dura. Si è prima di tutto goduto il successo. A Dubai, dove ha perso al secondo turno, non aveva pienamente recuperato. Non si vuole mai perdere, ma forse quella sconfitta è stato un bene perché senza di essa vincere ad Indian Wells e Key Biscayne sarebbe stato impossibile.“, ha dichiarato Severin Luthi.

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Il rovescio è la nuova arma del 2017 di Federer. (Getty)

Il trionfo di Melbourne non è stato il colpo di coda di un campione sul viale del tramonto, ma l’inizio di una seconda giovinezza, impensabile solo fino a tre mesi fa.

“Penso di giocare in maniera diversa rispetto a 10 anni fa, la mia tecnica è diversa”, ha detto lo stesso Roger. “Sto cercando di giocare un tennis creativo, provando i colpi. Ora riesco a colpire il rovescio prima, cosa che mi permette di realizzare più vincenti da fondo campo. È il miglior tennis che abbia mai giocato? Per me è difficile rispondere sì a questa domanda, perché ci sono stati anni in cui ho vinto tipo 150 partite e perso 8-9 volte. È difficile fare meglio. Ma credo che forse sul piano dell’aggressività sto facendo le cose migliori di sempre. Sono migliorato, il tennis ha avuto un’evoluzione e ho dovuto cambiare anch’io, ma tutto sommato credo di essere un giocatore migliore rispetto a dieci anni fa.”

Ma perché tutto questo? Semplicemente per la passione e l’amore per il tennis.

Già… questo è quello che riesce ancora a far muovere una leggenda che non avrebbe più bisogno di dimostrare niente a nessuno, neanche a se stesso. Ma chi ha osservato bene le reazioni di questo quasi trentaseienne dopo aver convertito gli ultimi tre Championship point può capire di cosa si parla. Le lacrime agli occhi, i saltelli di esultanza neanche fosse un ragazzino che vince il primo torneo della carriera. È questo che gli consente di continuare a migliorarsi. Le stesse emozioni che trasmette a tutti i tifosi che da anni lo venerano e che forse non credevano di poter rivivere momenti così. Vittorie ancora più commoventi di quelle degli anni del dominio, proprio perché arrivate dopo la paura di non poterlo più rivedere sui suoi livelli.

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Roger esulta per la vittoria di Indian Wells. (Getty)

“Il sogno continua”, ha confessato il Re dopo la vittoria contro Rafa a Miami. E continua anche per tutti noi tifosi, anche se ora dovremo aspettare un paio di mesi per rivederlo in campo. “È stato un inizio dell’anno incredibile, faccio ancora fatica a credere che sia tutto vero. Ora il mio più grande obiettivo è Wimbledon, poi gli US Open. Adesso mi fermerò per almeno 10 settimane, poi al Roland Garros vediamo cosa succederà. Non ho più 24 anni e il mio corpo ha bisogno di riposare”.

Va bene Roger, prenditi tutto il tempo necessario per riposare e tornare quando vuoi. Noi ti aspettiamo.

Ci vediamo sull’erba?

 

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