Roger fa 90: “La mia favola continua”

Ancora una prova leggendaria da parte di Federer, che ormai non ha più appellativi validi a descriverne le imprese. 6-4 7-5 in un’ora e venti di gioco sull’amico Wawrinka, un repertorio di colpi infinito, e quasi senza soffrire Roger raggiungere il trionfo numero 90 in carriera, altra incredibile pietra miliare del suo cammino che non sembra volersi arrestare.

Queste le parole del Re, intervistato nel dopopartita.


Oggi in campo sembrano esserci state parecchie emozioni, provate da entrambi. Parlaci un po’ delle tue sensazioni.
Sì, guarda, lo sport è emozionante. Quindi quando vinci o quando perdi certe volte la cosa diventa più forte di te, mi piace assistere alla cosa. Penso che ai fan piaccia vedere i giocatori che si interessano davvero a una vittoria o a una sconfitta. Allo stesso tempo ritengo che Stan debba essere orgoglioso degli sforzi messi in atto qui e del suo inizio anno. Qui nel deserto ha sempre avuto difficoltà in passato. E poi, per quanto riguarda la mia situazione, la favola del mio ritorno continua. Di nuovo, non sono sorpreso come lo ero in Australia, ma comunque questo risultato è molto, molto inaspettato per me. Non potrei essere più felice di aver battuto i giocatori che ho battuto, nel modo in cui li ho battuti. Per me è assolutamente un inizio anno enorme. Nel 2016 non vinsi neanche un titolo, il cambiamento è evidente.

Chiariamo la cosa. Stavi davvero ridendo mentre Stan piangeva durante la cerimonia?
Beh, stavo cercando di tirarlo su di morale. Lui lo sa. Quando mi ha guardato ho cercato di non fargli vedere una faccia triste. Lo stavo guardando con una espressione del tipo: presto starai meglio, e poi gli ho fatto un sorriso pensando che forse lo avrebbe distratto. Suppongo di esserci riuscito (sorride).

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Che consigli ti ha dato Ivan Ljubicic per questo match?
Era anche il suo compleanno, per lui è stata una bella vittoria sotto molti aspetti. Mi ha ricordato cosa avevo fatto di buono durante il torneo e cosa non era andato bene, poi come mi ero comportato contro Stan a Melbourne. In pratica questo, cose piuttosto semplici. Non ho dovuto cambiare di molto il mio match rispetto ai match precedenti. Di solito, a seconda dell’avversario, devi fare molti aggiustamenti al tuo gioco, ma non è stato questo il caso e la cosa mi ha aiutato. Poi ovviamente ho anche parlato con Severin prima dell’incontro, il quale conosce Stan molto bene, giusto per sapere cosa aveva da aggiungere. Ha sempre degli spunti importanti da sottolineare che io tendo a dimenticare. In sostanza penso che quello che mi hanno detto alla fine ha funzionato.

Parlando della stagione che ti aspetta, pensi che adesso ti si presenterà una sorta di sfida mentale visto il grande successo ottenuto finora?
Sì, penso di aver avuto questa sensazione a Dubai. Quando sono tornato negli spogliatoi dopo la sconfitta con Donskoy, Severin mi ha detto che forse in preparazione per Indian Wells e Miami quella era la cosa migliore, perché avevo davvero bisogno di un po’ di tempo libero. Perché per via dell’infortunio che mi portava avanti da Melbourne non ero al 100%, sfortunatamente. Mi mancava dell’energia. Ho cercato di spiegarlo in conferenza stampa ma non è stato facile. Ho cercato di ottenere un buon risultato ma semplicemente Donskoy giocò alla grande e io faticai molto. Quando sono arrivato qui mi sono ripromesso che avrei giocato con la giusta energia. Non si giocano solamente finali dello Slam, bensì si parte sempre da zero. Bisogna farsi strada attraverso i primi turni, e qui ho trovato subito la forza. Intorno a novembre o dicembre, quando la preparazione stava andando bene, abbiamo fatto una riunione per stabilire gli obiettivi della stagione, e anche se il ranking è una cosa secondaria, avevamo fissato di raggiungere la posizione numero 8 intorno al periodo dopo Wimbledon. Perché se fossi uscito presto in Australia sarei sceso fino alla posizione numero 35. È stato un buon modo di approcciare la cosa. Sono riuscito ad arrivarci molto prima e quindi ovviamente bisogna riassestare i propri piani. Dove possiamo arrivare a questo punto? Perché tutto ciò non faceva parte del piano, posso dirtelo con franchezza. Penso che per me ora sia davvero importante riposare al massimo e poi, dopo Miami, ci organizzeremo sopratutto per la stagione sulla terra rossa, e vedremo quali potranno essere i nuovi obiettivi. Perché ciò che possiamo raggiungere è chiaramente cambiato dopo quest’inizio da sogno.

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Fonte: ubitennis

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