Roger Federer, l’extraterrestre 

Ho visto cose che voi umani… questo sarebbe l’incipit giusto per raccontare la partita di ieri. Una prova strepitosa con cui il Re ha annientato 6-2 6-3 il super rivale in un’ora e mezza di gioco spumeggiante. Terzo successo consecutivo dopo la finale di Basilea e la memorabile notte di Melbourne, striscia mai raggiunta in oltre 13 anni di sfide.


Indian Wells 2017. Miami 2004. 13 anni sono passati da quando un giovane Federer in vetta alla classifica mondiale incrociò per la prima volta l’allora diciassettenne Rafa Nadal. Molte cose sono cambiate da allora. Talmente tante che probabilmente neanche loro si sarebbero mai aspettati di ritrovarsi ancora qui, ancora a darsi battaglia, dopo tutto quello che è successo.

Chi come me ha avuto la voglia di stare sveglio e di rinunciare ad un po’ di sonno, ieri notte non è rimasto deluso. Anzi. Ha avuto la fortuna di testimoniare la totale sublimazione del gioco del tennis, nella messa in scena del 36esimo atto della saga più appassionante della storia di questo sport. Una delle più incredibili e longeve di sempre.

Ma negli ultimi episodi qualcosa è cambiato. Roger è cambiato.

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Federer ieri sapeva che avrebbe dovuto giocare libero dalle pressioni e lasciando andare il braccio, proprio come in quella indimenticabile finale di fine gennaio. E lo ha fatto fin dal primo 15. Nadal non ha avuto neanche il tempo di capire cosa stava succedendo che dopo 28 minuti già era sotto 5-1.

La prova di Roger è stata una dimostrazione di forza ancora più prepotente di quella di Melbourne. In quell’occasione Rafa se l’era giocata, stava anche rischiando di vincerla. Ma qui no. Roger non gliel’ha permesso. Nadal non ha mai avuto neanche la minima possibilità di entrare in partita, come ha ammesso lui stesso a fine incontro.

Il Federer visto ieri è un extraterrestre. Un alieno. Forse la mia memoria fa qualche difetto, ma mi riesce difficile ricordare un suo match giocato in modo più aggressivo. Questa “nuova” versione del Re non ha punti deboli. Il rovescio in top è diventato un’arma che riesce a distruggere anche il dritto uncinato di Nadal sulla stessa diagonale che da sempre aveva conferito numerose gioie allo spagnolo.

20 vincenti da fondo, 12 di dritto e 8 di rovescio. Più del doppio di quelli realizzati da Rafa. Roger ora colpisce sempre dentro al campo, con incredibile anticipo, spesso di controbalzo, non dando mai il tempo all’avversario di organizzare una difesa.

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Una partita perfetta, tatticamente e tecnicamente, che è andata anche oltre le più rosee aspettative del suo stesso protagonista. “Insomma, per me si trattava semplicemente di andare lì fuori e provare a giocare come avevo fatto in Australia. Ma non pensavo fosse possibile fino a questo punto, ad essere onesto, perché il terreno qui ha un rimbalzo più alto ed è più ruvido, quindi è più difficile togliere la palla dal gioco”, ha detto lo svizzero in conferenza.

“Ho giocato davvero un ottimo match, penso.”

“Non penso che oggi abbiamo avuto il ritmo che abbiamo avuto in Australia. E lui, specialmente da fondo, non controllava la palla altrettanto bene. Io mi sono sorpreso di me stesso per come la stavo controllando oggi, perché ieri facevo davvero fatica a farlo. Perciò pensavo che sarei impazzito ancora di più contro Rafa, col suo spin e il suo gancio mancino e tutto il resto. Pensavo sarebbe stata molto più dura, anche perché stamattina in allenamento non ho messo in campo quasi nessuna risposta. Invece quando siamo scesi in campo e ci siamo riscaldati, in quei cinque minuti mi sono sentito: Wow, ho una bella sensazione e lo spin non mi sta dando molto fastidio. Mi domando come mai. E la sensazione positiva è rimasta per tutto il match.”

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Che Roger sia davvero un extraterrestre che abbia capito come portare indietro le lancette del tempo? Non era mai successo, neanche negli anni del dominio, che Federer riuscisse a battere per tre volte consecutive la sua Nemesi. E in modo così convincente.

Roger ora è più completo di quanto non lo fosse dieci anni fa. Ieri ha danzato sul campo, veloce e leggero ma allo stesso tempo potente e preciso. E con un rovescio mai visto prima. Sembra che in questo periodo stia giocando ad un altro gioco. Quello proposto dal Maestro non può essere considerato lo stesso sport che cercano di replicare gli altri giocatori. Troppo grande è il divario di classe, fantasia, tecnica e tattica.

Ma purtroppo non c’è molto tempo per i festeggiamenti, bisogna già pensare al prossimo incontro con Kyrgios. Il tabellone è ancora molto lungo e complicato. Siamo solo ai quarti di finale.

Ma i tabelloni difficili ci piacciono ultimamente, no?

 

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