“Sono quasi al 100%, il ritiro è lontano”

Dopo aver partecipato insieme all’amico Rafa all’inaugurazione della nuovissima Rafa Nadal Academy, Federer ha trovato il tempo anche di rilasciare una bella intervista ai suoi compatrioti, parlando dell’attuale situazione e di quello che si aspetta per l’anno prossimo. Ecco quanto dichiarato da Roger ai media svizzeri del “Tages Anzeiger”.


Durante questo lungo stop ti sei a un certo punto chiesto: quanto mi manca il tennis? La vita è bella anche senza di esso?
“Si lo è, l’ho sempre pensato. Ma ho la sensazione che sia qualcosa di nuovo per me, non sono mai stato in questa situazione prima. Martedì scorso ho incontrato Pierre Paganini e gli ho detto che sarei andato a Maiorca. Gli ho chiesto: ‘come mi hai visto dopo Wimbledon?’ Lui ha detto: ‘non ti ho mai visto depresso o triste’. Infatti la delusione data del forfait alle Olimpiadi e agli US Open è durata tre giorni. È stata più dura dover rinunciare al Roland Garros.”

C’è stato un momento difficile?
“Il periodo complicato è stato tra Roma e Wimbledon perché ho capito che c’era qualcosa che non andava col mio ginocchio. Capivo che non stavo giocando bene, non miglioravo, non ero ben preparato per Wimbledon. Ma quando ho deciso di chiudere la stagione tutto è stato più facile. Mi è piaciuto anche il fatto di dovermi organizzare: come mi alleno, dove e con chi. Ho dovuto pianificare tante cose”.

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Alcuni ipotizzano che il 2017 sia la tua ultima stagione. 
“Dipende dalla prospettiva. Potrebbero anche volerci anni. Io mi aspetto di giocare bene non un solo torneo o una sola partita, altrimenti non mi sarei fermato così a lungo ma sarei tornato dopo pochi mesi a giocare qualche torneo. Quando ho deciso di saltare Olimpiadi e US Open mi sono detto che sarebbe stato un bene per il mio corpo, anche per quello che sarà la mia vita dopo il tennis. Avere una pausa così lunga, la prima in 20 anni di tennis, non può che essere positivo”.

C’è un po’ di incertezza dopo lo stop? Hai paura o entusiasmo per il ritorno?
“Nelle ultime settimane mi sono chiesto come sarà quando tornerò alla Hopman Cup e a Melbourne. Sentirò un sacco di pressione? Ma soprattutto, come saranno i primi sei mesi? Non lo so, di certo se farò una buona preparazione a dicembre posso far bene. La mia programmazione? Prima devo vedere come va, ma al momento ho in programma Hopman Cup, Australian Open, Dubai ed Indian Wells. Poi per gli altri tornei non abbiamo ancora deciso niente. Giocare nel 2018? Manca ancora un anno… Chiaramente spero di giocare ancora. Ma prima di tutto devo mantenere la calma e giocare questi cinque tornei. Il ritiro è ancora lontano, spero solo che sia io a deciderlo e non il mio corpo“.

Come stanno andando gli allenamenti? 
“Bene, sempre meglio. Stiamo costruendo tutto passo dopo passo anche se potremmo fare di più. Ci stiamo allenando 90 minuti al giorno e sono quasi al 100%. Ora aumenteremo l’intensità sia in palestra che nel tennis. Dalla prossima settimana anche Ivan (Ljubicic) sarà dei nostri. Negli ultimi due mesi ho giocato poco a tennis, forse dieci o dodici volte e tre volte sono andato oltre l’ora di gioco. Per il resto una mezz’oretta qua e là palleggiando talvolta contro il muro. Non volevo aggravare la condizioni del mio ginocchio dopo tutto il potenziamento muscolare che abbiamo fatto”.

Stai guardando il tennis?
“Controllo spesso i risultati, compresi quelli di Marco (Chiudinelli) nei Challenger. Pensavo che non sarebbe stato così e invece sono troppo interessato al tennis”.

Hai 35 anni compiuti, l’età ti preoccupa?
“No, l’età può anche essere un fattore positivo. Ho sempre cercato di avere un mix di esperienza e di giovinezza a livello mentale, essere aperto a nuove idee e reinventarmi”.

Sei tentato ad aprire anche tu un’accademia come quella di Nadal? 
“Ho ricevuto alcune offerte, ma è difficile immaginare di fare questo in Svizzera perché andrebbe contro la federazione. E fare qualcosa del genere all’estero è complicato”.

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Cosa hai provato quando Stan Wawrinka ha vinto lo US Open?
“È stato incredibile. Non pensavo potesse vincere. Non per qualcosa contro lui ma perché non credevo che Djokovic potesse perdere la finale degli US Open. Sono andato a letto con Djokovic avanti 4/1 nel primo set. Quando mi sono svegliato e ho visto il risultato, sono rimasto meravigliato, è un qualcosa per cui lavori anni e anni”.

Djokovic è in crisi?
“In una mini crisi direi, e mi ha sorpreso. Mi aspettavo che vincesse un torneo importante dopo il Roland Garros, a parte Toronto. Ma una volta realizzato il Career Grand Slam inizia una nuova carriera. Bisogna chiedersi: Perché continuo a giocare? Devi cambiare la tua mentalità: quali sono gli obiettivi? A volte ciò richiede una settimana, a volte un mese, un anno, o forse il feeling giusto non lo si ritrova più. Ma non è che Djokovic abbia giocato male. E fin quando giocherà vincerà perché è troppo bravo”.

 


Fonte: Tennis World Italia

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