Perché i 5 US Open di Federer sono il suo record più irraggiungibile


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I record di Roger Federer hanno ridefinito il tennis per sempre.

Gli appassionati di questo sport sono ormai tutti a conoscenza dei 17 titoli Slam e delle 302 settimane trascorse da Roger Federer in vetta alla classifiche mondiali.

Innumerevoli altri sono i primati ottenuti dal Maestro svizzero, alcuni più e altri meno famosi. Molti di questi sono destinati a rimanere per sempre negli annali del tennis, altri invece saranno dimenticati o superati dai nuovi raggiungimenti imposti dal cambiamento dei tempi.

Tra i record che contano però, uno in particolare potrebbe essere il più inarrivabile di tutti: 5 titoli consecutivi sul cemento degli US Open.

Ma perché questo record è così speciale nonostante sia stato messo in ombra dalle sue stesse conquiste londinesi o da quelle parigine di Nadal? Perché nessun altro tra i campioni contemporanei è mai riuscito ad arrivare anche solo vicino a vincere 5 volte consecutive a Flushing Meadows?

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OSAMU HONDA/Associated Press

 La storia

Per comprendere appieno l’incredibile risultato ottenuto da Roger Federer agli US Open – 40 vittorie consecutive negli anni a cavallo tra il 2004 e il 2009 – dobbiamo fare un piccolo salto indietro nel tempo.

Immaginiamo dunque di trasferirci alla fine dell’800, in quell’epoca d’invenzioni, agli albori dello sport professionistico, durante la quale Thomas Edison lavorava ancora a Menlo Park su idee che avrebbero rivoluzionato milioni di vite.

Fu allora che nacquero gli US Open. E si disputavano sull’erba.

Le prime sette edizioni furono vinte da Richard Sears, uno studente di Harvard che giocava ancora indossando i pantaloni. A quel tempo il campione in carica aveva direttamente accesso alla finale del torneo dell’anno successivo. Fu così che Sears riuscì a regnare dal 1881 al 1887, mettendo insieme una striscia di 18 vittorie consecutive.

Con l’avvento del ventesimo secolo nuove tecniche videro la luce e, conseguentemente, nuovi record. Lo statunitense William Larned riuscì a vincere cinque titoli consecutivi (1907-1911), ma fu presto superato da Bill Tilden che, nella cosiddetta Golden Era degli anni ’20, ne conquistò addirittura sei di fila.

Non si può negare che quelle furono grandi imprese, ma devono essere necessariamente ricontestualizzate. Dobbiamo infatti tenere in considerazione che tali risultati furono ottenuti mezzo secolo prima della cosiddetta Era Open, ovvero quando il tennis non era ancora stato aperto alla concorrenza globale.

Fu infatti solo nel 1968 che il Roland Garros giunse alla decisione innovativa di permettere la partecipazione al torneo sia ai professionisti che agli amatori.

Alcuni anni dopo questo epocale cambio di rotta, gli organizzatori del torneo di New York decisero di modificare l’originaria superficie erbosa e, dopo aver trascorso tre anni sulla terra verde, nel 1978 optarono per l’installazione degli attuali campi in cemento, arrivati fino ad oggi passando attraverso diverse resurfacing e variazioni di colore.

Nel periodo tra il 1979 e il 1981, la giovane stella locale John McEnroe, grazie alla padronanza del serve & volley, volse subito a suo vantaggio la velocità dei nuovi campi di Flushing Meadows, vincendo tre titoli consecutivi. Sei anni più tardi il suo rivale Ivan Lendl ne eguagliò le gesta, rischiando addirittura il poker quando nel 1988 perse al quinto set la finale contro lo svedese Mats Wilander.

Nemmeno il grande Pete Sampras riuscì a conquistare più di due titoli di fila sul cemento di New York (1995-1996). I suoi trionfi – sparsi negli anni tra il 1990 e il 2002 – dimostrano da un lato un’impressionante longevità, ma dall’altro mettono in luce anche quanto fosse difficile riuscire a vincere più US Open consecutivi.

 

Gli US Open sono il torneo più difficile da dominare.

A differenza del Roland Garros o di Wimbledon, dove la lotta si restringe quasi solo agli specialisti di quelle superfici, gli US Open si giocano su campi decisamente più neutrali. Ad esempio, Sampras (prima tre e poi quattro titoli consecutivi a Wimbledon in otto anni) e Federer (cinque di fila) hanno dovuto fronteggiare un numero più ristretto di rivali capaci di adattarsi all’erba di Church Road, rispetto a quanti ne hanno trovati sul cemento di New York.

Nadal (strisce di cinque e quattro Roland Garros di seguito) e Bjorn Borg (quattro French Open e cinque Wimbledon consecutivi) costruirono i loro imperi sulla terra grazie a colpi e movimenti molto più specifici di quelli necessari a vincere agli US Open.

Sarà quasi certamente più facile vedere qualcuno in grado di vincere cinque titoli a Wimbledon o a Parigi, prima che qualcuno riesca a eguagliare i cinque titoli consecutivi di Federer (2004-2008) agli US Open.

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Mike Ehrmann/Getty Images

L’era del dominio di Federer

Vincere un titolo del Grande Slam richiede eccellenza, forma fisica e anche un pizzico di fortuna lungo la strada. Significa saper superare avversari difficili e partite tirate, bisogna essere abbastanza forti da vincere anche quando si sta avendo una giornata negativa oppure quando si sta affrontando un avversario in stato di grazia.

Difendere il titolo per due o tre volte è esponenzialmente sempre più difficile. C’è la pressione sul campione in carica, obiettivi da raggiungere e aspettative personali e del mondo da soddisfare. La forza mentale necessaria per vincere tre campionati di fila è assolutamente sorprendente considerando quante cose possono cambiare da un anno all’altro.

Ma vincerne quattro o cinque? Come può essere possibile?

Federer ha conquistato il primo titolo agli US Open nel 2004, quando aveva ancora 23 anni. Questo torneo – il terzo Major in un anno solare – mise il sigillo alla prima stagione di dominio assoluto del basilese nel circuito ATP. Quell’anno Roger ebbe un solo vero spavento, nei quarti di finale, costretto al quinto set contro la leggenda Andre Agassi. Superato quell’ostacolo, avrebbe poi continuato annichilendo Lleyton Hewitt in una finale senza storia.

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OSAMU HONDA/Associated Press

Nei tre anni seguenti, Federer non ebbe mai bisogno del quinto set in alcuna delle sue vittorie. Nelle finali dominò in successione Agassi, Andy Roddick e Novak Djokovic. Era così tanto più forte dei suoi avversari che persino una superficie come quella di New York sembrava una mera estensione del prato di Wimbledon. Era incredibile. E fu doppiamente impressionante vederlo vincere cinque Championships consecutivi dal 2003 al 2007. Fu come scoprire che Shakespeare ed Edison erano la stessa persona (anacronismi a parte).

Federer ebbe un anno difficile, per i suoi standard, nel 2008. Il suo picco sembrava stesse cominciando a scemare e non fu in grado di difendere i suoi titoli agli Australian Open e a Wimbledon. Poco dopo perse la testa della classifica mondiale e, per la prima volta, a New York volta sembrava vulnerabile.

Nel quarto turno, Federer dovette affrontare non poche difficoltà nel match contro Igor Andreev. Dopo averlo superato solamente grazie all’ausilio del quinto set, Roger arrivò poi fino alla finale dove ad aspettarlo c’era un giovane Andy Murray. Era un’occasione troppo importante per farsela scappare. E non lo fece.

Erano cinque di fila.

L’anno dopo, agli US Open 2009, per poco Federer non ne fece sei. Ma al termine di un match che rimarrà nella storia, Roger dovette cedere sotto i pesanti colpi del giovane Juan Martin Del Potro.

È stato così vicino a vincere sei edizioni dello stesso Slam di fila che è quasi matematicamente impossibile che un risultato del genere si ripeta nel corso dell’Era Open. Solo Nadal ha avuto la possibilità di eguagliare tale striscia al Roland Garros nel 2015, ma – come dicevamo poco prima – questa è completamente un’altra storia.

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Matthew Stockman/Getty Images

Un record ineguagliabile

Come accennavamo poco sopra, sarà più facile che qualcuno vinca cinque Wimbledon, cinque Roland Garros, o che vengano superati i 17 Slam, piuttosto che i cinque US Open consecutivi. Forse il record di 302 settimane da numero 1 del mondo starà al sicuro ancora per diversi anni, ma è probabile che alla fine ci sarà qualche giovane campione che riuscirà dominare le classifiche per 5 o 6 stagioni di fila.

La concorrenza è in crescita e si sta allargando a nuovi territori e persone di tutto il mondo.

Nel prossimo futuro avremo a che fare con un boom di tennisti provenienti dal continente asiatico. Questo quasi certamente porterà sul circuito una maggiore competizione e una diversità di stili che potranno dare del filo da torcere su una superficie neutra come quella di New York.

Il perfetto giocatore da cemento deve avere un servizio potente, deve poter dominare lo scambio dalla linea di fondo, avere un eccellente gioco di gambe ed essere sempre aggressivo.

Molto tempo fa erano i giocatori di serve-and-volley a dettare le regole a Flushing Meadows, ma ora tutto è cambiato. Ora sono i potenti colpitori da fondo a dominare il gioco. La piazza sarà degli attaccanti e prima o poi i difensivisti saranno tagliati fuori.

Vedremo altri campioni come Federer, Nadal e Sampras? Potremo ammirare nuovi tennisti in grado di calcare i campi dominando il gioco per un decennio? Dal 2008 al 2012 gli US Open hanno avuto cinque diversi campioni in cinque anni (e tre diversi negli ultimi tre anni ndr.). E se invece fosse questo il trend del tennis del futuro?

Con il passare del tempo, gli appassionati di questo sport daranno ancora più valore alle imprese alle quali hanno potuto assistere in quest’ultimo decennio. Alcune di queste gesta rimarranno impresse nella memoria e, rese immortali come le illustrazioni nelle pagine di storia, si trasformeranno in leggende surreali.

Molti nuovi record verranno scritti e molti altri saranno spazzati via prima che qualcuno possa provare a vincere cinque trofei consecutivi agli US Open. Questa potrebbe essere la più irraggiungibile e allo stesso tempo la più sottovalutata, impressionante conquista di Roger Federer.

 

 

Articolo originale: bleacherreport.com – Why Roger Federer’s 5 Consecutive US Open Titles Is an Unbreakable Record. By Jeremy Eckstein.

 

 

 

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